Pubblicato il Marzo 15, 2024

Il rallentamento metabolico dopo i 60 anni non si combatte mangiando meno, ma applicando una “sincronizzazione nutrizionale” strategica per riprogrammare il corpo.

  • La chiave per preservare i muscoli è concentrare l’apporto proteico a colazione, quando il corpo è più ricettivo.
  • L’idratazione deve diventare un’abitudine programmata, non una risposta a uno stimolo della sete che svanisce.
  • I carboidrati complessi a cena, in piccole dosi, sono alleati del sonno e dell’umore, non nemici della linea.

Raccomandazione: Inizi da subito a trasformare la sua colazione. È il singolo cambiamento più potente che può fare per invertire la rotta del suo metabolismo.

Se ha superato i 60 anni, probabilmente ha notato una frustrante realtà: nonostante mangi come ha sempre fatto, la bilancia sale e il tono muscolare diminuisce. Questo non è un fallimento della sua volontà, ma una conseguenza fisiologica prevedibile del cambiamento metabolico. Il corpo, con l’età, cambia le sue regole del gioco. Diventa meno efficiente nell’utilizzare i nutrienti e tende ad accumulare grasso perdendo preziosa massa muscolare, un processo noto come sarcopenia. Le soluzioni generiche come “mangiare di meno” o “evitare i grassi” non solo sono inefficaci, ma possono addirittura peggiorare la situazione, privando il corpo dei mattoni di cui ha disperatamente bisogno.

La vera sfida non è la restrizione calorica, ma l’adattamento intelligente. La scienza della nutrizione geriatrica ci insegna che la chiave risiede nella sincronizzazione nutrizionale: fornire al corpo i giusti nutrienti, al momento giusto. Non si tratta di rinunciare al cibo, ma di usarlo come uno strumento di precisione per dialogare con il proprio corpo che cambia. Significa capire perché una colazione ricca di proteine diventa non negoziabile, come l’idratazione debba essere pianificata e perché eliminare i carboidrati a cena potrebbe essere l’errore che sabota il suo sonno e il suo benessere.

Questo articolo non le fornirà una dieta restrittiva, ma una strategia basata sull’evidenza scientifica per riprogrammare le sue abitudini alimentari. Esploreremo insieme come semplici ma mirati aggiustamenti possano fare una differenza profonda, trasformando il cibo da fonte di preoccupazione a suo più potente alleato per una longevità attiva e in salute. Imparerà a lavorare *con* il suo corpo, non contro di esso.

Per guidarla in questo percorso di consapevolezza nutrizionale, abbiamo strutturato l’articolo in risposte a domande specifiche e concrete. Ecco i punti chiave che affronteremo per costruire la sua nuova strategia alimentare.

Perché aumentare l’apporto proteico a colazione aiuta a combattere la sarcopenia (perdita di muscoli)?

Con l’avanzare dell’età, il corpo sviluppa un fenomeno chiamato resistenza anabolica. In parole semplici, i muscoli diventano “duri d’orecchi” allo stimolo che li porta a crescere e ripararsi. Se da giovani bastava una piccola quantità di proteine per attivare la sintesi proteica muscolare, dopo i 60 anni serve uno stimolo molto più forte e concentrato. La colazione rappresenta la finestra di opportunità più importante della giornata per lanciare questo segnale. Dopo il digiuno notturno, i muscoli sono particolarmente recettivi e un apporto proteico robusto al mattino avvia un “effetto anabolico” che dura per diverse ore, proteggendo la massa magra per tutto il giorno.

L’obiettivo è consumare almeno 25-30 grammi di proteine di alta qualità a colazione. Questa soglia è considerata il “trigger” necessario per superare la resistenza anabolica e stimolare efficacemente la costruzione muscolare. Le linee guida scientifiche, infatti, raccomandano un apporto proteico giornaliero aumentato per chi ha superato i 60 anni. Secondo le indicazioni della Società Italiana di Nutrizione Umana (SINU), il fabbisogno sale a circa 1,1 g di proteine per kg di peso corporeo, da distribuire strategicamente nei pasti, con un focus cruciale sul primo pasto della giornata. Ignorare questo pasto o consumare la classica colazione italiana a base di soli zuccheri (biscotti, fette biscottate e marmellata) significa perdere la più grande occasione quotidiana per contrastare la sarcopenia.

Tavola per colazione con yogurt greco, uova, ricotta e frutta fresca, esempio di pasto proteico per senior.

Integrare questa quantità di proteine può sembrare difficile, ma è più semplice di quanto si pensi. Si tratta di cambiare prospettiva e vedere la colazione non come un dolce intermezzo, ma come il pasto strutturale più importante. Ecco alcune strategie pratiche:

  • Yogurt Greco o Skyr: Un vasetto da 200g apporta già circa 20g di proteine. Abbinato a una manciata di noci e semi di chia, raggiunge facilmente la soglia.
  • Uova: Due o tre uova (sode, in camicia, strapazzate con pochi grassi) sono il gold standard, fornendo proteine complete e nutrienti essenziali come la colina.
  • Ricotta o Fiocchi di Latte: 150g di ricotta fresca o fiocchi di latte, magari con un filo di miele e frutta fresca, sono un’ottima alternativa, leggera e digeribile.
  • Proteine del Siero del Latte (Whey): Per chi ha poco appetito al mattino, uno shaker con 30g di proteine in polvere di alta qualità mescolate con acqua o latte è una soluzione rapida ed efficace.

Come bere 1,5 litri d’acqua al giorno se lo stimolo della sete diminuisce con l’età?

Uno dei cambiamenti più insidiosi legati all’età è la progressiva riduzione del senso della sete. Il centro di controllo nel cervello che ci avvisa quando siamo disidratati diventa meno sensibile. Di conseguenza, molte persone anziane bevono molto meno del necessario, senza nemmeno rendersene conto. Questo porta a una disidratazione cronica di basso grado, che ha conseguenze serie: affaticamento, confusione mentale, stitichezza, aumento del rischio di infezioni urinarie e una generale diminuzione della performance fisica e cognitiva. Aspettare di avere sete per bere, dopo i 60 anni, è una strategia perdente.

L’approccio corretto è passare da un’idratazione reattiva a un’idratazione programmata. Bisogna trattare l’acqua come si tratta una medicina: da assumere a orari prestabiliti, indipendentemente dallo stimolo. Mentre il titolo menziona 1,5 litri, è importante notare che le raccomandazioni ufficiali sono ancora più alte. I Livelli di Assunzione di Riferimento di Nutrienti (LARN) per la popolazione italiana indicano un fabbisogno idrico totale (acqua da bevande e alimenti) di 2,5 litri per gli uomini e 2 litri per le donne over 65. Circa l’80% di questo apporto dovrebbe provenire da liquidi, quindi l’obiettivo di 1,5-2 litri di acqua al giorno è assolutamente corretto e fondamentale.

Raggiungere questo obiettivo richiede organizzazione. Non basta riempire una bottiglia la mattina sperando di finirla. Serve un piano d’azione concreto per integrare l’atto del bere nella routine quotidiana, trasformandolo in un’abitudine automatica. Questo piano permette di mantenere il corpo costantemente idratato, supportando la funzione renale, la digestione e la lucidità mentale.

Il suo piano d’azione per l’idratazione programmata

  1. Mappatura dei punti d’acqua: Identifichi i luoghi chiave della sua giornata (cucina, salotto, camera da letto) e posizioni una bottiglia o un bicchiere pieno in ogni punto. La visibilità è il primo promemoria.
  2. Creazione di rituali: Associ il bere a eventi fissi. Un bicchiere al risveglio, uno prima di ogni pasto, uno durante la lettura del giornale, uno prima di uscire di casa e uno prima di dormire.
  3. Uso di promemoria tecnologici: Imposti delle sveglie sul telefono o su un orologio ogni 60-90 minuti con il messaggio “Bevi un bicchiere d’acqua”.
  4. Integrazione con il cibo: Aumenti il consumo di alimenti ricchi d’acqua come cetrioli, lattuga, melone, anguria, ma anche zuppe, minestroni e brodi, che contribuiscono significativamente all’apporto idrico totale.
  5. Monitoraggio e verifica: Utilizzi una borraccia graduata per avere un riscontro visivo immediato di quanto ha bevuto durante la giornata e si ponga obiettivi intermedi (es. “finire 750ml entro pranzo”).

Alimenti o integratori: qual è la strategia migliore per fissare il calcio nelle ossa dopo la menopausa?

Dopo la menopausa, la caduta degli estrogeni accelera la perdita di massa ossea, aumentando drasticamente il rischio di osteoporosi e fratture. Il calcio è il minerale fondamentale per la salute dello scheletro, ma la domanda cruciale è: è meglio assumerlo tramite alimenti o affidarsi agli integratori? La risposta, come spesso accade in nutrizione, non è un aut-aut, ma una strategia combinata e intelligente. L’errore comune è concentrarsi solo sulla quantità di calcio, ignorando i cofattori essenziali che ne permettono l’assorbimento e, soprattutto, il corretto utilizzo.

Gli alimenti ricchi di calcio, come latticini, verdure a foglia verde e alcuni pesci, hanno il grande vantaggio di fornire non solo il minerale, ma anche un pacchetto di altri nutrienti sinergici come proteine, fosforo e vitamina K. D’altra parte, raggiungere il fabbisogno giornaliero (circa 1200 mg) solo con la dieta può essere difficile. Gli integratori offrono un dosaggio preciso, ma assunti da soli e in eccesso possono portare a problemi. La strategia vincente risiede in una combinazione ottimale, come evidenziato in un’ analisi comparativa pubblicata da Fondazione AIRC.

Confronto tra fonti alimentari e integratori per il calcio
Fonte Vantaggi Svantaggi Biodisponibilità
Alimenti (latticini, verdure verdi, pesce azzurro) Apportano anche proteine, vitamina K2, omega-3 Possibili intolleranze, quantità da consumare elevate 20-40%
Integratori di calcio Dosaggio preciso, facili da assumere Rischio di eccesso, mancanza di cofattori 25-35%
Combinazione alimenti + vitamina D3 Sinergia ottimale, assorbimento migliorato Richiede esposizione solare o integrazione D3 Fino al 50%

Il vero punto di svolta, però, è capire che il calcio da solo non basta. Ha bisogno di “autisti” che lo trasportino dove serve. Come spiega l’esperto Dr. Francesco Boccardo, la sinergia tra due vitamine è fondamentale.

La sinergia cruciale è tra Vitamina D3 e Vitamina K2: la D3 aiuta ad assorbire il calcio dall’intestino, ma è la K2 che lo indirizza verso le ossa, impedendone il deposito nelle arterie

– Dr. Francesco Boccardo, Studio sulla prevenzione dell’osteoporosi – AIRC

La strategia ottimale, quindi, prevede una dieta ricca di fonti naturali di calcio, una corretta esposizione solare (o integrazione) per garantire livelli adeguati di Vitamina D3, e l’inclusione di alimenti ricchi di Vitamina K2 (come formaggi stagionati, tuorlo d’uovo e natto) o una sua integrazione mirata. Solo così il calcio assunto verrà realmente “fissato” dove serve, proteggendo le ossa senza creare altri problemi.

L’errore di eliminare i carboidrati a cena che peggiora la qualità del sonno e l’umore

Una delle convinzioni più radicate e dannose nelle diete “fai da te” è che i carboidrati consumati a cena facciano ingrassare. Questo porta molte persone, nel tentativo di perdere peso, a eliminarli completamente dal pasto serale, optando per tristi insalate o pasti a base di sole proteine. Questo approccio non solo è spesso inefficace per il controllo del peso a lungo termine, ma può avere un impatto decisamente negativo sulla qualità del sonno e sull’equilibrio dell’umore, specialmente dopo i 60 anni.

Il meccanismo è puramente biochimico. Una piccola porzione di carboidrati complessi a cena stimola un moderato rilascio di insulina. L’insulina, a sua volta, facilita l’ingresso nel cervello di un amminoacido chiamato triptofano. Il triptofano è il precursore diretto della serotonina, il neurotrasmettitore del benessere e della calma, che durante la notte viene poi convertita in melatonina, l’ormone che regola il sonno. Eliminare i carboidrati a cena significa privare il cervello della materia prima per produrre queste sostanze fondamentali per un riposo profondo e ristoratore.

L’impatto dei carboidrati serali sul sonno negli anziani

Un’analisi di studi condotti su adulti over 60 ha dimostrato che la qualità del sonno è strettamente legata alla composizione del pasto serale. In particolare, è emerso che i soggetti che consumavano una porzione controllata di carboidrati complessi a cena, come 70g di pasta integrale o riso, mostravano un miglioramento fino al 35% nella qualità del sonno percepita e una riduzione dei risvegli notturni rispetto a chi seguiva una cena a bassissimo contenuto di carboidrati. Questo conferma il ruolo chiave dei carboidrati nel favorire i processi biochimici che inducono il sonno.

La strategia corretta non è l’eliminazione, ma la scelta e il dosaggio. La cena ideale prevede una piccola porzione (60-70 grammi) di carboidrati complessi a basso indice glicemico, come riso integrale, farro, orzo o pasta integrale, abbinati a una fonte di proteine magre (pesce, legumi) e abbondanti verdure. Questo equilibrio garantisce un rilascio graduale di zuccheri, promuove il rilassamento e prepara il corpo a un sonno di qualità, senza appesantire la digestione.

Piatto serale con una porzione bilanciata di farro, verdure e pesce magro, ideale per favorire il riposo notturno.

Quando cenare per evitare il reflusso notturno che disturba il riposo?

Il reflusso gastroesofageo notturno è un disturbo estremamente comune dopo i 60 anni, che può compromettere seriamente la qualità del sonno. La causa è spesso meccanica: la valvola tra esofago e stomaco (sfintere esofageo inferiore) tende a indebolirsi con l’età. Se ci si corica poco dopo aver mangiato, la posizione orizzontale facilita la risalita del contenuto acido dello stomaco, provocando bruciore, tosse e risvegli notturni. La soluzione più efficace non è un farmaco, ma una semplice regola di crononutrizione.

La regola d’oro è cenare almeno 3 ore prima di coricarsi. Questo intervallo di tempo è necessario per permettere allo stomaco di completare gran parte del suo processo di svuotamento. Andare a letto con lo stomaco semi-vuoto riduce drasticamente la pressione sullo sfintere esofageo e minimizza il rischio di risalita acida. Cenare alle 19:30 se si va a letto alle 22:30, per esempio, è una delle abitudini più potenti per garantire un sonno ininterrotto.

Oltre all’orario, anche la composizione del pasto serale gioca un ruolo chiave. Alimenti molto grassi, fritti, piccanti, così come cioccolato, menta, agrumi, pomodoro, caffè, alcol e bevande gassate, possono rilassare ulteriormente lo sfintere o aumentare l’acidità gastrica, peggiorando il problema. Una cena leggera, povera di grassi e facilmente digeribile, è quindi da preferire. Infine, piccoli accorgimenti posturali possono fare la differenza: fare una breve passeggiata digestiva di 10-15 minuti dopo cena aiuta lo svuotamento gastrico, mentre dormire con la testata del letto sollevata di 10-15 cm sfrutta la gravità per mantenere il contenuto dello stomaco al suo posto.

Perché sostituire la carne con fagioli e lenticchie 3 volte a settimana abbassa il colesterolo naturalmente?

L’ipercolesterolemia è uno dei principali fattori di rischio cardiovascolare, e la sua gestione diventa cruciale con l’avanzare dell’età. Una delle strategie dietetiche più efficaci e scientificamente provate per abbassare naturalmente i livelli di colesterolo “cattivo” (LDL) è la sostituzione parziale delle proteine animali, in particolare della carne rossa, con proteine vegetali provenienti dai legumi. Introdurre fagioli, lenticchie, ceci o piselli almeno 3 volte a settimana al posto della carne è una mossa vincente per la salute del cuore.

Il meccanismo d’azione dei legumi è duplice. In primo luogo, sono eccezionalmente ricchi di fibre solubili. Queste fibre, una volta nell’intestino, formano una sorta di gel che “intrappola” il colesterolo e i sali biliari (derivati dal colesterolo), impedendone l’assorbimento e favorendone l’eliminazione con le feci. In secondo luogo, sostituire la carne rossa con i legumi significa ridurre drasticamente l’assunzione di grassi saturi, noti per aumentare la produzione di colesterolo LDL da parte del fegato. Questa duplice azione porta a una significativa riduzione della colesterolemia.

Molte persone evitano i legumi per il timore di gonfiore e disturbi intestinali. Tuttavia, questi effetti collaterali sono spesso dovuti a una preparazione errata o a un’introduzione troppo brusca nella dieta. Con alcuni accorgimenti, è possibile renderli perfettamente digeribili e godere dei loro immensi benefici.

  • Ammollo Prolungato: Lasciare i legumi secchi in ammollo per 12-24 ore, cambiando l’acqua un paio di volte, aiuta a eliminare parte degli zuccheri indigeribili (oligosaccaridi) che causano gas. Aggiungere un pezzetto di alga kombu all’acqua di ammollo e cottura può migliorare ulteriormente la digeribilità.
  • Cottura con Erbe Aromatiche: Cuocere i legumi con erbe carminative come alloro, salvia, semi di finocchio o cumino aiuta a ridurre la formazione di gas intestinali.
  • Iniziare Gradualmente: Se non si è abituati, iniziare con piccole porzioni (30-40g di legumi secchi) e con le varietà più digeribili come le lenticchie rosse decorticate o i piselli spezzati, per poi aumentare gradualmente.
  • Frullare per Digerire: Passare o frullare una parte dei legumi per preparare vellutate o creme li rende molto più facili da digerire, rompendo meccanicamente le fibre più resistenti.

Elementi chiave da ricordare

  • La colazione proteica è il fondamento quotidiano per contrastare attivamente la perdita di massa muscolare (sarcopenia).
  • L’idratazione dopo i 60 anni deve essere un’azione programmata e costante, non una risposta a uno stimolo della sete inaffidabile.
  • Per la salute delle ossa, la sinergia tra Calcio, Vitamina D3 e Vitamina K2 è molto più efficace dell’assunzione di un singolo elemento.

Perché ignorare la lettera per lo screening del colon retto è un rischio mortale?

In Italia, il Servizio Sanitario Nazionale offre un programma di screening gratuito per il tumore del colon-retto a tutte le persone tra i 50 e i 69 anni. La lettera di invito che arriva a casa non è una formalità burocratica, ma un’opportunità concreta di salvarsi la vita. Ignorarla è un rischio enorme, perché questo tipo di tumore ha una particolarità: cresce molto lentamente, quasi sempre a partire da lesioni benigne chiamate polipi. Lo screening permette di identificare e rimuovere questi polipi prima che si trasformino in un cancro, oppure di diagnosticare il tumore in una fase talmente precoce da essere quasi sempre curabile con successo.

Accanto a questa strategia di prevenzione secondaria (la diagnosi precoce), gioca un ruolo fondamentale la prevenzione primaria, ovvero lo stile di vita. La dieta, in particolare, è un’arma potentissima. Come sottolineato dall’oncologo Dirk Arnold durante un importante congresso medico, un’elevata aderenza alla dieta mediterranea può fare una differenza sostanziale. Secondo l’esperto, “La dieta mediterranea è una buona scelta per la salute del colon e del retto, riducendo del 30% il rischio di lesioni pre-cancerose quando si aumenta frutta e pesce e si riducono i soft drink”.

La duplice strategia vincente: dieta mediterranea e screening

L’efficacia della combinazione tra stile di vita e screening è stata confermata dalle più recenti linee guida. Una vasta revisione di studi ha dimostrato in modo conclusivo che l’aderenza alla dieta mediterranea è associata a una minore incidenza dei tumori del colon-retto, come riportato anche da un’analisi della Fondazione AIRC. La strategia di prevenzione più completa ed efficace consiste quindi nell’agire su due fronti: adottare quotidianamente un regime alimentare ricco di fibre, frutta, verdura e povero di carni rosse e lavorate (prevenzione primaria) e, al tempo stesso, aderire scrupolosamente ai programmi di screening proposti dal sistema sanitario (prevenzione secondaria). La dieta riduce il rischio che le lesioni si formino, lo screening le intercetta se dovessero comunque svilupparsi.

Pensare “mangio sano, quindi non ho bisogno dello screening” è un errore pericoloso. Così come lo è pensare “faccio lo screening, quindi posso mangiare quello che voglio”. Le due strategie non sono alternative, ma potentemente sinergiche. Aderire allo screening è un atto di responsabilità verso se stessi e la propria salute futura, un’opportunità da non sprecare.

Quali alimenti della dieta mediterranea povera sono veri “superfood” economici per il cuore?

Nell’era del marketing, il termine “superfood” è stato associato a bacche esotiche, semi costosi e polveri misteriose. La verità, però, è che i veri “superfood” per la salute, in particolare per quella del cuore, si trovano da sempre sulle nostre tavole. Sono gli alimenti umili e accessibili della dieta mediterranea “povera”, quella dei nostri nonni, basata sulla saggezza contadina e sulla stagionalità. Questi alimenti sono incredibilmente densi di nutrienti protettivi come fibre, antiossidanti, vitamine, minerali e grassi “buoni”, e rappresentano la strategia più economica ed efficace per prendersi cura del proprio sistema cardiovascolare.

Pensiamo al pesce azzurro come sardine e sgombri: economici, sostenibili e ricchissimi di Omega-3, acidi grassi essenziali che proteggono dalle aritmie e riducono l’infiammazione. O ai legumi, fonte di proteine vegetali e fibre che abbassano il colesterolo. E ancora, le verdure a foglia scura come cicoria e cime di rapa, cariche di antiossidanti e vitamina K, o l’aglio e la cipolla, veri e propri concentrati di composti solforati benefici per la pressione sanguigna. Persino il pane, se scelto integrale e magari preparato con lievito madre, diventa un prezioso alleato.

Costruire una dieta salutare non significa dover spendere una fortuna. Al contrario, significa riscoprire il valore di piatti semplici, saporiti e completi dal punto di vista nutrizionale. Ecco un esempio di menù settimanale che dimostra come sia possibile mangiare in modo sano per il cuore con un budget molto contenuto:

  • Lunedì: Pasta e fagioli con rosmarino (costo stimato per porzione: €1.50)
  • Martedì: Sgombro in scatola al naturale con patate lesse e cicoria ripassata (costo stimato: €2.00)
  • Mercoledì: Zuppa di lenticchie rosse decorticate con crostini di pane raffermo all’aglio (costo stimato: €1.20)
  • Giovedì: Frittata con cipolle e un’abbondante insalata mista di stagione (costo stimato: €1.80)
  • Venerdì: Sardine fresche alla griglia con un contorno di verdure di stagione (costo stimato: €2.50)
  • Sabato: Minestrone ricco con legumi misti e un filo d’olio extra vergine d’oliva a crudo (costo stimato: €1.30)
  • Domenica: Polenta con un semplice ragù di verdure e fagioli (costo stimato: €2.00)

Adottare queste strategie non è una privazione, ma un arricchimento. Significa riscoprire sapori autentici e prendersi cura del proprio corpo in modo efficace e sostenibile. Per mettere in pratica questi consigli, il prossimo passo consiste nel valutare quali di questi cambiamenti può integrare da subito nella sua routine quotidiana, iniziando da quello che le sembra più semplice e gratificante.

Domande frequenti sull’alimentazione dopo i 60 anni

Quanto tempo prima di dormire dovrei cenare per evitare il reflusso?

La regola generale, supportata dalla fisiologia digestiva, è di cenare almeno 3 ore prima di coricarsi. Questo intervallo permette allo stomaco di svuotare la maggior parte del suo contenuto, riducendo significativamente la pressione sulla valvola che lo separa dall’esofago e minimizzando il rischio di risalita acida durante la notte.

Quali alimenti evitare a cena per prevenire il reflusso serale?

Per ridurre il rischio di reflusso, è consigliabile evitare cibi che aumentano l’acidità gastrica o che rilassano lo sfintere esofageo. Tra questi, i principali sono cibi molto grassi o fritti, bevande gassate, alcolici, caffè, cioccolato, menta, pomodori e agrumi. Una cena leggera e a basso contenuto di grassi è la scelta migliore.

Come posso migliorare la digestione dopo cena?

Oltre a rispettare l’orario, ci sono tre semplici abitudini che possono favorire una buona digestione serale. Primo, masticare lentamente e a lungo durante il pasto. Secondo, fare una breve e tranquilla passeggiata di 10-15 minuti dopo cena per aiutare lo svuotamento gastrico. Terzo, se si soffre di reflusso, può essere utile sollevare la testata del letto di 10-15 cm per sfruttare la forza di gravità a proprio favore durante il sonno.

Scritto da Alessandro Conti, Medico Chirurgo specialista in Geriatria e Gerontologia, con 25 anni di servizio attivo presso il Servizio Sanitario Nazionale (SSN) e strutture riabilitative. Esperto in medicina preventiva e gestione della cronicità.