Pubblicato il Marzo 11, 2024

In sintesi:

  • Il corpo in acqua perde fino al 90% del suo peso, annullando il carico sulle articolazioni doloranti come ginocchia e schiena.
  • La pressione dell’acqua agisce come un massaggio drenante costante, sgonfiando gambe e caviglie e migliorando la circolazione.
  • La resistenza dell’acqua tonifica i muscoli in modo dolce e uniforme, proteggendo le articolazioni da movimenti bruschi.
  • Esistono percorsi specifici e convenzionati (AFA, cure termali) per rendere questa attività accessibile e mirata al mantenimento a lungo termine.

Quante volte avete rinunciato a una passeggiata per colpa di un ginocchio dolorante? O avete sentito la schiena urlare dopo aver semplicemente provato a piegarvi? Per chi convive con artrosi, dolori articolari o qualche chilo di troppo, il movimento a terra può trasformarsi da piacere a fonte di ansia e sofferenza. Si finisce per muoversi sempre meno, in un circolo vizioso che indebolisce i muscoli e irrigidisce ancora di più le articolazioni. I consigli comuni come “fai un po’ di moto” suonano come una beffa quando ogni passo è una fatica.

E se vi dicessi che esiste un luogo dove il vostro corpo può finalmente “dimenticare” la gravità e riscoprire il piacere di muoversi senza dolore? Questo luogo è la piscina. Molti pensano all’acquagym come a un semplice esercizio “più leggero”, ma è molto di più. È un vero e proprio dialogo attivo con le leggi della fisica dell’acqua. La portanza, la pressione idrostatica e la temperatura non si limitano a sostenervi: diventano i vostri migliori alleati terapeutici, trasformando la vasca in un’officina di rigenerazione articolare dove potete riprogrammare il movimento e ritrovare la fiducia nel vostro corpo.

In questo articolo, vi guiderò passo dopo passo a scoprire non solo perché l’acqua fa così bene, ma come sfruttare ogni suo beneficio in totale sicurezza. Vedremo come la pressione dell’acqua possa sgonfiare le gambe meglio di un massaggio, quale profondità e temperatura scegliere per massimizzare i risultati senza rischi, e come accedere a percorsi di benessere convenzionati per prendervi cura di voi a lungo termine. Pronti a tuffarvi in una nuova vita senza dolore?

Prima di immergerci nei dettagli tecnici, lasciatevi ispirare dall’esperienza diretta di chi ha già intrapreso questo percorso. La testimonianza di Laura mostra concretamente come l’approccio giusto possa trasformare il rapporto con il proprio corpo e con l’acqua.

Per comprendere appieno come trasformare l’acqua nel vostro alleato personale contro il dolore, esploreremo insieme gli aspetti pratici e scientifici che rendono l’acquagym così efficace. Questa guida vi fornirà tutti gli strumenti per iniziare il vostro percorso di benessere acquatico con consapevolezza e sicurezza.

Perché la pressione idrostatica dell’acqua sgonfia le gambe pesanti meglio di un massaggio?

Immaginate un massaggio che avvolge le vostre gambe da ogni lato, contemporaneamente, con una pressione perfettamente calibrata e costante. Questo è esattamente ciò che fa l’acqua. Quando vi immergete, non è solo la sensazione di leggerezza a dare sollievo, ma un principio fisico potentissimo: la pressione idrostatica. Questa pressione, esercitata dalla massa d’acqua, agisce come un bendaggio elastico tridimensionale su tutto il corpo. Poiché la pressione aumenta con la profondità, essa è maggiore sulle caviglie e minore verso il bacino, creando un effetto “pompa” naturale che spinge i liquidi in eccesso (la causa del gonfiore) dalle estremità verso il centro del corpo, favorendone lo smaltimento.

Questo meccanismo spiega perché, dopo una sessione di acquagym, le gambe appaiono più snelle e leggere. L’effetto è potenziato dal movimento: ogni calcio, ogni passo in acqua, fa sì che il corpo si muova contro questa massa liquida, intensificando l’effetto di massaggio drenante. È un fenomeno fisico costante e uniforme che un massaggio manuale non potrebbe mai replicare con la stessa omogeneità. Inoltre, la spinta di Archimede fa il resto del lavoro: secondo gli studi, una volta immersi, il corpo è alleggerito dal 50 al 90% del suo peso. Questa combinazione di alleggerimento e massaggio permette di muovere le articolazioni senza carico e, allo stesso tempo, di combattere attivamente ritenzione idrica e gonfiore.

L’acqua non si limita a sostenervi, ma vi “massaggia” attivamente a ogni movimento. Questo effetto drenante continuo è uno dei segreti meno conosciuti ma più potenti dell’acquagym, un vero toccasana per chi soffre di gambe pesanti e caviglie gonfie, specialmente a fine giornata.

Dove toccate o dove galleggiate: quale profondità è più sicura per chi non sa nuotare bene?

La paura dell’acqua alta è un blocco comune per molte persone, ma la buona notizia è che non serve essere nuotatori esperti per beneficiare dell’acquagym. Anzi, la scelta della profondità giusta è la chiave per sentirsi sicuri e lavorare in modo efficace. La regola d’oro per chi cerca sicurezza e controllo è scegliere una profondità dove l’acqua arrivi tra l’ombelico e il petto. In questa condizione, i piedi toccano saldamente il fondo della piscina, garantendo stabilità e la possibilità di fermarsi in qualsiasi momento. Avrete la sensazione di pieno controllo, ma godrete già di un significativo alleggerimento del peso corporeo, scaricando la pressione da schiena e ginocchia.

Questa profondità è ideale per esercizi di marcia, slanci e movimenti che mimano attività terrestri, ma senza l’impatto negativo. La resistenza dell’acqua vi farà lavorare i muscoli, mentre la portanza vi proteggerà. Se non vi sentite ancora sicuri, posizionatevi vicino al bordo vasca: avere un appoggio solido a portata di mano è un potentissimo alleato psicologico che vi permetterà di concentrarvi sugli esercizi senza ansia.

Persona anziana in piscina con acqua al petto mantiene una mano sul bordo vasca per sicurezza

L’acqua più alta, dove si galleggia, è riservata a esercizi specifici, spesso con l’ausilio di galleggianti, e a chi ha già una buona acquaticità. Per chi inizia e vuole concentrarsi sul sollievo articolare, la “terra sicura” dell’acqua al petto è la scelta vincente. Permette quella che io chiamo libertà controllata: la libertà di muoversi senza dolore, ma con la certezza di avere sempre il pieno controllo della situazione. L’obiettivo non è galleggiare, ma muoversi meglio.

Acqua termale o piscina comunale: quale temperatura favorisce il rilassamento muscolare senza cali di pressione?

Non tutte le acque sono uguali, e la temperatura è un fattore cruciale che può trasformare la vostra esperienza da benefica a potenzialmente rischiosa. La scelta tra una piscina comunale e una vasca termale dipende dall’obiettivo: esercizio attivo o puro relax. Per l’attività fisica come l’acquagym, la temperatura ideale è quella di una piscina riscaldata, con una temperatura che varia da 30°C a 34°C. Questo calore moderato aiuta a rilassare le contratture muscolari e a rendere le articolazioni più flessibili, senza però essere eccessivo.

Le acque termali, spesso più calde (tra 36°C e 38°C), sono fantastiche per il rilassamento e la balneoterapia. Come sottolinea l’Associazione Italiana Sindrome Fibromialgica (AISF ODV), “un bagno di 5-10 minuti con acqua termale a 37°C circa […] contribuisce ad un miglioramento della circolazione corporea”. Tuttavia, una temperatura così elevata provoca una vasodilatazione significativa, che può portare a un abbassamento della pressione arteriosa (ipotensione). Se ci si allena in acqua troppo calda, il rischio di sentirsi deboli o avere capogiri, specialmente all’uscita dalla vasca, aumenta. Per questo, l’esercizio prolungato è sconsigliato a queste temperature.

Il segreto è l’equilibrio: l’acqua deve essere abbastanza calda da sciogliere le tensioni, ma non così tanto da causare cali di pressione durante lo sforzo. Se frequentate acque termali, limitate l’immersione a 15 minuti e seguite alcune precauzioni per evitare svenimenti:

  • Uscite dall’acqua molto lentamente per permettere al corpo di riadattarsi.
  • Sedetevi sul bordo vasca per 2-3 minuti prima di alzarvi in piedi.
  • Idratatevi abbondantemente prima e dopo la sessione.
  • Ricordate che il calore rilassa i muscoli, ma abbassa anche la pressione.

L’errore di camminare scalzi a bordo vasca che vi espone a funghi e verruche resistenti

Abbiamo parlato dei meravigliosi benefici dell’acqua, ma c’è un nemico invisibile che si nasconde fuori dalla vasca: l’ambiente umido del bordo piscina e degli spogliatoi. È il terreno di caccia ideale per funghi, batteri e virus responsabili di micosi e verruche. L’errore più comune, e più pericoloso, è camminare a piedi nudi in queste aree. La pelle dei piedi, ammorbidita dall’acqua, diventa più vulnerabile alla penetrazione di questi microrganismi, che possono causare infezioni fastidiose, persistenti e difficili da debellare.

Dettaglio di ciabatte in gomma antiscivolo su bordo piscina bagnato con texture antiscivolo visibile

La soluzione è semplice ma non negoziabile: indossare sempre le ciabatte. Ma attenzione, non tutte le ciabatte sono uguali. Quelle in spugna o tessuto sono da evitare, poiché trattengono l’umidità e diventano esse stesse un covo di batteri. La scelta giusta ricade su ciabatte di gomma o plastica, idealmente con una suola antiscivolo per prevenire cadute accidentali sulle superfici bagnate. Questi materiali non assorbono acqua e sono facili da disinfettare.

L’igiene dei piedi non si ferma qui. Dopo la doccia, è cruciale asciugare meticolosamente i piedi, prestando particolare attenzione agli spazi tra le dita, dove l’umidità tende a ristagnare. Un piccolo gesto aggiuntivo, come l’applicazione di un talco o una polvere antimicotica, può offrire una barriera protettiva in più. Ricordate: i benefici ottenuti in acqua non devono essere vanificati da una disattenzione fuori dalla vasca. Proteggere i piedi è parte integrante del vostro percorso di benessere.

Quando usare i tubi galleggianti per scaricare completamente il peso della schiena?

Per chi soffre di mal di schiena cronico, ernie o lombalgia, anche la minima compressione sulla colonna vertebrale può essere dolorosa. Sebbene l’acqua alleggerisca già di molto il carico, per ottenere un effetto di decompressione totale e scaricare completamente il peso della schiena, gli ausili galleggianti come i tubi (o “noodle”) diventano strumenti preziosi. Questi attrezzi consentono di raggiungere una posizione di galleggiamento quasi totale, annullando la forza di gravità sulle vertebre.

L’uso più efficace è nella posizione che io chiamo “amaca acquatica”. Si realizza posizionando un tubo sotto le ascelle e un secondo tubo sotto le ginocchia. In questa configurazione, il corpo galleggia supino in totale relax, la colonna si distende e i dischi intervertebrali, non più compressi dal peso, possono reidratarsi e trovare sollievo. È una tecnica particolarmente utile al termine della lezione, come momento di defaticamento, o in percorsi specifici di idrokinesiterapia per la decompressione discale.

Studio di caso: Decompressione discale con ausili galleggianti

In idrokinesiterapia, l’obiettivo è sfruttare al massimo la riduzione del peso corporeo. Quando l’immersione raggiunge le spalle, il peso cala del novanta percento, permettendo movimenti altrimenti impossibili a secco. L’uso di tubi galleggianti sotto ascelle e ginocchia porta questo principio all’estremo, consentendo una trazione dolce e naturale sulla colonna vertebrale, particolarmente utile per alleviare la pressione sui nervi e favorire il rilassamento dei muscoli paravertebrali.

I tubi non servono solo per il relax passivo. Possono essere usati anche per esercizi attivi. Ad esempio, tenendo un tubo dietro la zona lombare durante la marcia in acqua bassa, si offre un supporto che aiuta a mantenere una postura corretta. Oppure, galleggiando in verticale con il tubo sotto le braccia, si possono eseguire esercizi di micro-attivazione del core per rinforzare i muscoli profondi dell’addome, fondamentali per la stabilità della schiena. L’importante è usare questi attrezzi per liberare il movimento, non per diventare passivi.

Perché l’AFA non è riabilitazione sanitaria ma mantenimento a lungo termine (e perché costa meno)?

L’idrokinesiterapia è un percorso rieducativo rivolto a pazienti che hanno disturbi motori, con minori o maggiori disabilità.

– Dr. Sergio Rigardo, Specialista in Fisiatria e Idrologia Medica, LARC

Spesso si fa confusione tra percorsi come l’Idrokinesiterapia e i corsi di AFA in acqua. È una distinzione fondamentale, perché definisce l’obiettivo, i costi e le modalità di accesso. L’Idrokinesiterapia è una vera e propria terapia riabilitativa, prescritta da un medico specialista (come un fisiatra) dopo un trauma, un intervento chirurgico o per una patologia acuta. È un percorso individuale, mirato al recupero di una funzione specifica, e se rientra nei Livelli Essenziali di Assistenza (LEA), il suo costo è a carico del Servizio Sanitario Nazionale (SSN).

L’AFA (Attività Fisica Adattata), invece, non è una terapia, ma un programma di esercizio di gruppo pensato per il mantenimento a lungo termine del benessere in persone con patologie croniche stabilizzate, come l’artrosi. L’obiettivo non è “guarire”, ma prevenire il peggioramento, mantenere l’autonomia e migliorare la qualità della vita. La prescrizione arriva solitamente dal medico di base e i costi sono molto più contenuti, spesso limitati a un ticket ridotto o a tariffe agevolate grazie a convenzioni tra ASL e piscine locali.

La tabella seguente riassume le differenze chiave per aiutarvi a capire quale percorso è più adatto a voi, come evidenziato anche da centri specializzati in analisi comparative tra i due approcci.

Differenze tra Idrokinesiterapia e AFA
Caratteristica Idrokinesiterapia AFA (Attività Fisica Adattata)
Tipo di intervento Riabilitazione medica individuale Mantenimento di gruppo
Durata Ciclo limitato post-acuto Lungo termine continuativo
Prescrizione Specialista/Fisiatra Medico di base
Costo A carico SSN se prescritta Ticket ridotto o convenzione locale
Obiettivo Recupero funzionale Prevenzione peggioramento

In sintesi: se avete bisogno di recuperare dopo un infortunio, la vostra strada è l’idrokinesiterapia. Se invece cercate un’attività costante e sostenibile per gestire la vostra artrosi e mantenervi attivi, i corsi AFA in acqua sono la soluzione perfetta ed economicamente più vantaggiosa.

Perché il medico di base deve scrivere la patologia esatta sulla ricetta per avere le cure gratis?

Accedere a cicli di cure termali in convenzione con il Servizio Sanitario Nazionale (SSN) o l’INPS è un diritto per chi soffre di determinate patologie croniche, come l’artrosi. Tuttavia, per ottenere il via libera, la burocrazia richiede una precisione assoluta. L’elemento chiave è la ricetta rossa (o dematerializzata) compilata dal vostro medico di base. Non basta una dicitura generica come “dolori articolari”. Per essere valida, la ricetta deve specificare due cose in modo inequivocabile: la patologia esatta e il ciclo di cure correlato.

La patologia deve rientrare nell’elenco ufficiale approvato dal Ministero della Salute. Per l’artrosi, ad esempio, la diagnosi corretta è “osteoartrosi ed altre forme reumatiche degenerative”. Il medico deve indicarla chiaramente. Subito dopo, deve essere specificato il ciclo di cure richiesto, ad esempio “Ciclo di fanghi e bagni terapeutici”. Senza questa corrispondenza precisa tra patologia e trattamento, la richiesta verrà quasi certamente respinta. La durata standard di un ciclo di cure termali, come fanghi o bagni, coperto dal SSN è solitamente di 12 giorni di trattamento, una volta l’anno.

Ottenere la prescrizione corretta è il primo e più importante passo per accedere a questi benefici. Non esitate a dialogare con il vostro medico per assicurarvi che ogni dettaglio sia corretto. Una ricetta ben compilata è il vostro passaporto per un ciclo di cure che può migliorare significativamente la vostra qualità di vita.

Il vostro piano d’azione per la ricetta perfetta:

  1. Dialogate con il vostro medico di base per ottenere una diagnosi precisa che rientri nell’elenco ministeriale (es. “Poliartrosi”).
  2. Chiedete esplicitamente di specificare sulla ricetta il ciclo di cure desiderato (es. “Ciclo di fanghi e bagni terapeutici”).
  3. Verificate che la vostra patologia sia inclusa nell’elenco ufficiale delle malattie che danno diritto alle cure in convenzione.
  4. Per le convenzioni INPS, inviate la richiesta telematicamente tramite il portale dell’istituto, nella sezione “Servizi ai Cittadini”.
  5. Informatevi sulla possibilità di soggiorni convenzionati presso le strutture termali, che possono essere parzialmente o totalmente coperti.

Da ricordare

  • Libertà dal peso: L’acqua elimina fino al 90% del carico sulle articolazioni, permettendo movimenti fluidi e senza dolore impossibili a terra.
  • Massaggio naturale: La pressione idrostatica agisce come un drenaggio linfatico costante, sgonfiando gambe e caviglie e migliorando la circolazione a ogni passo.
  • Accessibilità e continuità: Percorsi come l’AFA e le cure termali convenzionate offrono soluzioni a basso costo per un benessere continuativo e a lungo termine, distinto dalla riabilitazione post-acuta.

Come abbinare le cure termali convenzionate INPS a visite culturali nei borghi storici italiani?

Prendersi cura del proprio corpo non significa dover rinunciare al piacere di scoprire le bellezze del nostro Paese. Anzi, un ciclo di cure termali può diventare l’occasione perfetta per una vacanza che unisce benessere e cultura. L’Italia è costellata di stabilimenti termali situati in contesti paesaggistici e storici di rara bellezza, spesso a pochi chilometri da borghi medievali, siti archeologici e percorsi enogastronomici. L’idea è semplice: dedicare le mattine alle cure e i pomeriggi all’esplorazione.

Molti hotel termali, consapevoli di questa esigenza, offrono servizi navetta o tour organizzati verso le attrazioni vicine. La chiave è pianificare con intelligenza. Scegliete una località termale che sia strategicamente posizionata. Ad esempio, le famose Terme di Saturnia in Toscana, con la loro acqua che sgorga a una temperatura benefica di 37.5°C, sono la base ideale per visitare i meravigliosi borghi del tufo come Pitigliano, Sovana e Sorano, tutti raggiungibili in meno di mezz’ora.

Itinerario Terme e Cultura: da Saturnia ai Borghi del Tufo

Un soggiorno alle Terme di Saturnia permette di abbinare i benefici immediati delle sue acque sulfuree su muscoli e ossa con l’esplorazione pomeridiana. Dopo una mattinata di fanghi e idromassaggi, è possibile partecipare a visite guidate verso i vicini borghi medievali. Molte strutture organizzano navette che rendono questi spostamenti semplici e accessibili anche a chi ha una mobilità ridotta, trasformando la cura in una vera e propria vacanza rigenerante per il corpo e per lo spirito.

Per godervi al meglio questa esperienza combinata, scegliete borghi con centri storici prevalentemente pianeggianti e informatevi sull’accessibilità dei siti che intendete visitare. Località come Sirmione sul Lago di Garda, Acqui Terme in Piemonte o Bagno di Romagna in Emilia-Romagna sono esempi perfetti di questa sinergia tra salute e turismo. Unire la cura di sé alla scoperta culturale non solo arricchisce l’esperienza, ma potenzia anche il benessere psicofisico, lasciandovi ricordi indimenticabili oltre ai benefici fisici.

Per sfruttare al massimo il vostro soggiorno, è utile sapere come pianificare un itinerario che unisca cure e scoperte culturali.

Non lasciate che il dolore decida per voi. Il primo passo verso una nuova libertà di movimento è a un passo da voi. Informatevi presso la vostra ASL, il vostro medico o il centro termale più vicino e tuffatevi in questa straordinaria opportunità di benessere. Il vostro corpo vi ringrazierà!

Scritto da Elena Rossi, Fisioterapista specializzata in Riabilitazione Geriatrica e Neuromotoria, con 14 anni di esperienza in centri diurni e assistenza domiciliare. Promotrice dei gruppi di cammino e dell'Attività Fisica Adattata (AFA).