Pubblicato il Marzo 11, 2024

In sintesi:

  • L’arma principale dei truffatori è la manipolazione psicologica; la calma è il vostro scudo più forte.
  • Non prendete mai decisioni sotto pressione. Chiudete la comunicazione e verificate sempre l’identità tramite un canale ufficiale che già conoscete.
  • Proteggete la vostra identità digitale (SPID, conti online) con la stessa attenzione con cui custodite il portafoglio.
  • In caso di minimo dubbio, esiste una sola azione corretta e immediata: chiamare il 112.

Quel telefono che squilla a un’ora insolita. Una voce agitata dall’altra parte, che si presenta come vostro nipote, un avvocato o un membro delle Forze dell’Ordine. Racconta di un incidente, di un arresto imminente, di una multa salatissima da pagare subito. La richiesta è sempre la stessa: servono contanti, gioielli, qualcosa di valore. Subito. Questa è la famigerata truffa del “finto nipote”, una delle tante, troppe, che prendono di mira le persone perbene.

In tanti anni di servizio nell’Arma, ho visto il dolore e lo smarrimento negli occhi di chi ci è cascato. I consigli che si sentono sono sempre gli stessi: “non aprite agli sconosciuti”, “diffidate”. Consigli giusti, per carità. Ma non bastano. Il vero campo di battaglia, vedete, non è la porta di casa, ma la vostra mente. Questi malintenzionati non forzano serrature, forzano le vostre emozioni. Usano l’urgenza e la paura per mandarvi in confusione e farvi agire d’istinto, bypassando la logica e la prudenza.

Ma se loro hanno le loro tattiche, noi abbiamo le nostre contromisure. La chiave non è solo sapere cosa non fare, ma addestrarsi a riconoscere il tentativo di manipolazione e a disinnescarlo con un protocollo di sicurezza personale. Dobbiamo trasformare la paura in freddezza e il dubbio in azione controllata. Non siete vittime impotenti; siete la prima linea di difesa dei vostri affetti e dei vostri risparmi.

In questo rapporto, vi guiderò passo dopo passo attraverso le strategie dei truffatori, sia fisiche che digitali. Vi fornirò gli strumenti mentali e pratici per costruire una fortezza inespugnabile intorno a voi e alla vostra famiglia. Consideratelo un addestramento per diventare sentinelle impenetrabili.

Per facilitarvi la consultazione, ho suddiviso questa guida in sezioni operative. Ognuna affronta una minaccia specifica e fornisce le contromisure da adottare. Leggete con attenzione: la vostra sicurezza dipende dalla vostra preparazione.

Perché i truffatori usano l’urgenza e la paura per mandarvi in tilt emotivo?

Il primo strumento del truffatore non è un grimaldello, ma la vostra stessa mente. Il loro obiettivo è scatenare quello che io chiamo un “sequestro emotivo”. Creano una situazione di panico così intensa da impedirvi di pensare lucidamente. Vi parlano di un figlio in pericolo, di un arresto, di una catastrofe imminente. La fretta è il loro migliore alleato: “Deve pagare subito”, “Siamo già qui sotto”, “È l’unica possibilità”. Questa pressione serve a un solo scopo: cortocircuitare la vostra capacità di analisi e spingervi a un’azione impulsiva.

Non è un caso che queste truffe siano in continuo aumento. I dati parlano chiaro: le statistiche più recenti indicano che ci sono state 42.890 vittime over 65 nel solo 2024, con un incremento del 15,58% rispetto all’anno precedente. Questi numeri dimostrano la vastità del fenomeno e l’efficacia di queste tecniche manipolatorie. I truffatori sono abili psicologi: fanno leva sul vostro senso del dovere, sulla cortesia e sulla fiducia nelle istituzioni per farvi abbassare la guardia.

La contromisura fondamentale è una sola: guadagnare tempo. Non appena sentite una richiesta urgente e allarmante, il vostro primo riflesso non deve essere agire, ma fermarvi. Dite con calma: “Devo fare una verifica, la richiamo io”. Se sono al telefono, riagganciate. Se sono alla porta, non aprite. Quel piccolo lasso di tempo è sufficiente per spezzare l’incantesimo del sequestro emotivo e riprendere il controllo. Ricordate: nessuna emergenza reale si risolve consegnando contanti a uno sconosciuto.

Come verificare se chi bussa alla porta è davvero un tecnico dell’acqua o un impostore?

La truffa del finto tecnico è un classico. Si presentano come addetti del gas, dell’acqua, dell’elettricità, a volte persino come funzionari dell’INPS o delle Poste. Il loro pretesto è quasi sempre un controllo urgente: una fuga di gas, l’acqua contaminata, la necessità di verificare i soldi per “contaminazione da radiazioni”. Come sottolinea un comunicato ufficiale del Comando dei Carabinieri:

Rientrano in questa categoria la truffa del finto appartenente alle Forze dell’Ordine, quella del finto nipote in difficoltà e i raggiri messi in atto da falsi tecnici o finti incaricati di società di servizi. In questi casi il consiglio è di non aprire a sconosciuti, non consegnare denaro o oggetti di valore e contattare sempre un familiare o le Forze dell’Ordine prima di prendere qualsiasi decisione.

– Comando dei Carabinieri, Comunicato ufficiale sui consigli anti-truffa

La regola d’oro è semplice: nessuna azienda seria manda tecnici a domicilio senza un appuntamento concordato. Qualsiasi visita a sorpresa deve far scattare un campanello d’allarme. Non fidatevi mai dei tesserini mostrati frettolosamente. Sono facili da falsificare. La vostra porta di casa è il primo confine da difendere. Per farlo, applicate un protocollo di verifica ferreo e senza eccezioni.

Il vostro protocollo di verifica alla porta

  1. Verifica preliminare: Chiedete di vedere il tesserino attraverso lo spioncino o il citofono con videocamera, prima ancora di pensare di aprire.
  2. Principio del preavviso: Non fidatevi mai di visite non preannunciate. Se non aspettate nessuno, nessuno ha il diritto di entrare.
  3. Contro-manovra telefonica: Chiamate il numero ufficiale dell’azienda. Trovatelo su una vecchia bolletta o su internet, MAI quello che vi fornisce il presunto tecnico.
  4. Mai da soli: Se, per qualche motivo, vi sentite costretti ad aprire, non lasciate mai la persona da sola in casa. Fatela attendere sulla porta.
  5. Uso della catenella: Utilizzate sempre la catenella di sicurezza. Vi permette di parlare e di scambiare documenti senza aprire completamente la porta, mantenendo una barriera fisica.

Ritiro allo sportello o cassa interna: quale abitudine vi espone meno ai furti con destrezza?

Il momento del prelievo di contanti, che sia la pensione o la spesa per la settimana, è un punto di vulnerabilità che i malintenzionati conoscono bene. Sia lo sportello automatico (ATM) esterno che la cassa interna della banca o della posta presentano dei rischi, ma di natura diversa. La scelta non è banale e richiede un’attenta valutazione delle circostanze. La chiave è, come sempre, la consapevolezza dell’ambiente circostante.

Lo sportello ATM è comodo, ma espone al rischio di clonazione della carta tramite dispositivi quasi invisibili (skimmer) o micro-telecamere che registrano il vostro PIN. Per questo è fondamentale coprire sempre la tastiera con la mano libera mentre digitate il codice segreto. La cassa interna, invece, elimina questo rischio tecnologico ma vi espone a quello del pedinamento. Un ladro potrebbe osservarvi, seguirvi all’uscita e approfittare di un momento di distrazione per sottrarvi il denaro.

Persona anziana di spalle mentre usa lo sportello bancomat in sicurezza

L’immagine sopra mostra un comportamento corretto: la mano che copre la tastiera è una barriera semplice ma efficacissima. Tuttavia, la sicurezza non finisce lì. Una volta preso il denaro, riponetelo subito in un luogo non visibile e non mettetevi a contarlo in pubblico. Per confrontare meglio i rischi, ho preparato una tabella riassuntiva.

Confronto rischi tra sportello ATM e cassa interna
Luogo prelievo Rischi principali Misure preventive
Sportello ATM Clonazione carta, manomissione erogatore Controllare anomalie, coprire tastiera
Cassa interna Pedinamento post-prelievo Variare orari, non andare soli

L’errore di cliccare sull’SMS della “banca” che vi svuota il conto in 3 minuti

La truffa non viaggia più solo a piedi, ma anche via etere. Gli SMS e le email sono diventati il veicolo preferito per i raggiri moderni, noti come “smishing” e “phishing”. Il meccanismo è identico a quello della truffa telefonica: urgenza e paura. Ricevete un messaggio che sembra provenire dalla vostra banca, dalle Poste o dall’INPS. Vi avvisa di un accesso anomalo, di un blocco del conto o della necessità di aggiornare i vostri dati. Il messaggio contiene sempre un link su cui cliccare “per risolvere il problema”.

Quel link è la trappola. Cliccandoci, venite reindirizzati a un sito web identico a quello ufficiale della vostra banca, ma falso. Lì, vi viene chiesto di inserire le vostre credenziali: nome utente, password, codici di sicurezza. Una volta fornite queste informazioni, i truffatori hanno le chiavi del vostro conto corrente e possono svuotarvelo in pochi minuti. Le campagne di smishing a tema INPS sono un esempio lampante: nei primi mesi dell’anno sono stati individuati decine di falsi domini creati appositamente per rubare documenti e identità.

Per difendersi, esiste una regola ferrea che ho battezzato “La Regola del Contatto Inverso”. Funziona così: quando ricevete una comunicazione allarmante, non seguite mai le istruzioni fornite. Siete voi a dover iniziare il contatto, ma tramite i canali che già conoscete e di cui vi fidate.

Protocollo della “Regola del Contatto Inverso”

  1. Divieto di clic: Non cliccate mai, in nessuna circostanza, su link contenuti in SMS o email sospette e non richieste.
  2. Verifica del mittente: Anche se il nome sembra corretto, verificate sempre l’indirizzo email o il numero completo del mittente. Spesso nascondono piccoli errori.
  3. Contatto ufficiale: Contattate la vostra banca o l’ente interessato chiamando il numero verde ufficiale che trovate sul retro della vostra carta o su un documento ufficiale, oppure recandovi di persona.
  4. Protezione dei codici: Non fornite mai password, PIN o codici temporanei (OTP) via SMS, email o telefono. Nessun istituto serio ve li chiederà mai.
  5. Accesso manuale: Per accedere ai vostri servizi di home banking, digitate sempre l’indirizzo del sito (es. www.nomebanca.it) manualmente nella barra del browser. Non usate i link.

Cosa fare nei primi 15 minuti se avete capito di essere stati raggirati per limitare i danni?

A volte, nonostante tutta la prudenza, la trappola scatta. Vi rendete conto di aver dato i codici, di aver consegnato i soldi, di aver fatto entrare la persona sbagliata. In quel momento, la vergogna e il panico possono paralizzare. Ma è proprio lì che dovete reagire con la massima rapidità. I primi 15 minuti sono cruciali per limitare i danni e aiutare le Forze dell’Ordine a intervenire.

Non perdete tempo a maledirvi o a disperarvi. Ogni secondo è prezioso. La vostra priorità assoluta è bloccare l’accesso dei truffatori ai vostri beni e segnalare immediatamente l’accaduto. L’azione tempestiva può fare la differenza tra perdere tutto e riuscire a recuperare parte del maltolto, oltre a fornire elementi utili per catturare i responsabili. La vostra collaborazione è fondamentale.

Mani di persona anziana che compongono numero emergenza su telefono

Prendete il telefono, come mostrato nell’immagine, e agite. Non c’è tempo da perdere. Per aiutarvi a mantenere la lucidità, ho preparato un piano d’azione cronometrato. Imparate questa sequenza a memoria. È il vostro protocollo di emergenza.

Piano d’azione di emergenza: i primi 15 minuti

  1. Minuti 1-5 (Blocco immediato): Chiamate subito il numero verde per il blocco carte della vostra banca (tenetelo sempre a portata di mano). Spiegate che siete stati vittima di una truffa e chiedete di bloccare tutte le carte e, se possibile, le operazioni sul conto.
  2. Minuti 6-10 (Allerta ufficiale): Chiamate immediatamente il 112. Spiegate con calma cosa è successo. Fornite ogni dettaglio che ricordate. Seguite le istruzioni che vi daranno gli operatori. Questa chiamata è fondamentale per la denuncia e per l’avvio delle indagini.
  3. Minuti 11-15 (Supporto emotivo): Contattate un figlio, un parente o un amico di fiducia. Non affrontate questo momento da soli. Avere qualcuno accanto vi darà forza e vi aiuterà a gestire i passi successivi, come la denuncia formale in caserma.
  4. Conservazione delle prove: Non cancellate nulla. Conservate gli SMS, il registro delle chiamate sul telefono, eventuali email. Ogni traccia è una prova preziosa.
  5. Annotazione dei dettagli: Mentre i ricordi sono freschi, scrivete tutto: l’orario della chiamata, l’accento del truffatore, la sua descrizione fisica se lo avete visto, il numero da cui ha chiamato, la targa dell’auto se presente.

L’errore di cliccare su “Aggiorna il tuo SPID” nelle email truffa che sembrano ufficiali

Lo SPID (Sistema Pubblico di Identità Digitale) è la chiave che apre le porte a tutti i servizi della Pubblica Amministrazione. È prezioso quanto la vostra carta d’identità e il vostro bancomat messi insieme. E, ovviamente, i truffatori lo sanno bene. Una delle frodi più insidiose riguarda le email o gli SMS che vi invitano ad “aggiornare lo SPID”, “sbloccarlo” o “verificare i dati” per un presunto problema di sicurezza.

Come per le truffe bancarie, il link contenuto in questi messaggi porta a un sito clone. L’obiettivo è rubarvi le credenziali SPID per accedere a vostro nome a servizi come l’INPS, l’Agenzia delle Entrate, e per commettere reati di furto d’identità. La professionalità di questi criminali è cresciuta: secondo i dati ufficiali, sono stati individuati 33 falsi domini Inps nei primi 3 mesi del 2025, creati solo per questo scopo. Questo dimostra la portata industriale del fenomeno.

Inoltre, il rischio non viene solo da attacchi diretti a voi. A volte, i dati vengono rubati direttamente ai fornitori di servizi. Per esempio, un attacco informatico ha recentemente colpito un fornitore di InfoCert, uno dei principali gestori SPID, portando al furto di milioni di dati personali. Come ha rivelato un’inchiesta, questi dati sono stati poi messi in vendita sul dark web, fornendo ai truffatori materiale prezioso per i loro raggiri. La vostra vigilanza deve essere massima. Ricordate: nessun gestore SPID vi chiederà mai di aggiornare i dati tramite un link in una email.

Come collegare il dispositivo salvavita allo smartphone dei figli senza abbonamenti mensili costosi?

La tecnologia, se usata bene, può essere una formidabile alleata per la nostra sicurezza, creando un filo diretto con i nostri cari. Molti pensano a costosi dispositivi salvavita con abbonamenti mensili, ma spesso le soluzioni più efficaci sono già nelle nostre tasche, o in quelle dei nostri figli: gli smartphone. Sia i telefoni Apple (iPhone) che quelli basati su Android hanno funzioni di emergenza integrate, gratuite e potentissime.

Queste funzioni permettono, con la semplice pressione di un tasto, di inviare una richiesta di aiuto con la propria posizione a una lista di contatti preselezionati. Non si tratta di controllo, ma di mutua tranquillità. Configurare questi strumenti è un atto d’amore reciproco, un “patto di tranquillità familiare” che permette a voi di sentirvi più sicuri e ai vostri figli di essere più sereni. È un piccolo sforzo tecnico che offre un’enorme rete di sicurezza.

Parlatene con i vostri familiari e configurate insieme queste opzioni. Ecco le principali, disponibili sulla maggior parte dei telefoni moderni:

Le funzioni SOS gratuite del vostro smartphone

  1. SOS Emergenze su iPhone: Si attiva tenendo premuto contemporaneamente il tasto laterale e uno dei tasti del volume. Il telefono emette un forte suono e avvia un conto alla rovescia prima di chiamare i soccorsi e avvisare i contatti di emergenza.
  2. Messaggio SOS su Android: Si può attivare nelle impostazioni di sicurezza. Premendo rapidamente il tasto di accensione per 3 o 5 volte, il telefono invia un messaggio SOS ai contatti scelti, allegando la posizione e, a volte, brevi registrazioni audio e foto.
  3. Condivisione posizione su Google Maps: Permette di condividere la propria posizione in tempo reale con contatti selezionati per un periodo di tempo definito. Utile quando si fa un tragitto che si ritiene poco sicuro.
  4. Posizione in tempo reale su WhatsApp: Simile a Google Maps, permette di condividere la propria posizione all’interno di una chat (singola o di gruppo) per una durata fino a 8 ore.
  5. Presentatelo come un patto: Proponete questa configurazione come uno scambio reciproco di sicurezza, non come un controllo unilaterale. Anche i vostri figli possono condividere la loro posizione con voi quando necessario.

Da ricordare

  • La principale arma dei truffatori è la pressione psicologica; la calma e il tempo sono il vostro scudo.
  • Verificate sempre l’identità di chi vi contatta tramite canali ufficiali e conosciuti. Non fidatevi mai di richieste urgenti.
  • L’identità digitale (SPID, CIE) è preziosa quanto i contanti. Proteggetela con password complesse e non cliccate mai su link sospetti.

Come proteggere la propria identità digitale (SPID/CIE) da furti e accessi non autorizzati?

Abbiamo visto quanto sia importante difendere la propria identità digitale. Lo SPID e la Carta d’Identità Elettronica (CIE) non sono solo credenziali, sono la vostra firma nel mondo digitale. Proteggerle è un dovere. Il primo livello di difesa è una password robusta, ma da sola non basta. Il secondo, e più importante, è l’autenticazione a due fattori (2FA). Si tratta di un secondo passaggio di verifica, solitamente un codice ricevuto via SMS o generato da un’app, che garantisce che siate davvero voi ad accedere.

Tutti i gestori SPID offrono diverse opzioni per il secondo fattore. La scelta dipende dal vostro livello di comfort con la tecnologia, ma attivarne uno è tassativo. Un’analisi di Altroconsumo ha inoltre messo in luce una potenziale vulnerabilità del sistema che richiede ancora più attenzione da parte nostra:

Oggi è possibile attivare più Spid validi per lo stesso codice fiscale, semplicemente utilizzando una mail e un numero di telefono diversi. Un meccanismo che, in caso di furto d’identità, consente ai truffatori di registrare un secondo Spid a nostro nome senza che il primo venga disattivato.

– Altroconsumo, Analisi sulla sicurezza del sistema SPID

Questa informazione è sconcertante e sottolinea l’importanza di non condividere mai i propri documenti e di monitorare qualsiasi attività sospetta. Per aiutarvi a scegliere il metodo di protezione più adatto, ecco un confronto tra le opzioni di autenticazione a due fattori.

Confronto sistemi di autenticazione a due fattori per SPID
Metodo 2FA Sicurezza Facilità d’uso per anziani
SMS OTP (codice via SMS) Media Alta
App Authenticator (su smartphone) Alta Media
Token fisico (chiavetta USB) Molto alta Alta

La vostra sicurezza è un dovere, prima di tutto verso voi stessi. Adottate queste contromisure, trasformatele in abitudini e diventate un punto di riferimento sicuro per i vostri cari. La prevenzione è e resterà sempre la nostra arma più potente. Siate vigili, siate preparati, siate la vostra migliore sentinella.

Scritto da Marco Moretti, Dottore Commercialista e Revisore Legale da 22 anni, esperto in pianificazione patrimoniale, successoria e tutela del risparmio per la terza età. Specialista in fiscalità agevolata e protezione dalle truffe finanziarie.